blog-storia

Il blog sta per compiere 20 anni ma la sua storia, pur essendo breve, è densa di eventi e di sviluppi inaspettati e inarrestabili. Riviviamola insieme in questa favola del diario online.

I primi passi

La sua data di nascita viene fissata al 18 Luglio 1997, in America: è questo, convenzionalmente, il giorno in cui un angolo personale in uno spazio pubblico virtuale tira fuori il suo primo vagito. La scelta è stata fatta riferendosi allo sviluppo del software, creato da Dave Winer, che permise la pubblicazione dei cosiddetti proto-blog.

Il primo blog andò online il 23 dicembre dello stesso anno e il pioniere fu un certo Jorn Barger, un commerciante americano appassionato di caccia: questo impavido cittadino creò una sua pagina personale e la chiamò RobotWisdom, per condividere i risultati delle ricerche fatte online sul suo hobby. E sempre lui coniò il termine web-log, intendendo questo spazio, appunto, come un diario online. Ma il New York Times ha incoronato primo diarist e blogger della storia lo studente dello Swarthmore College Justin Hall che, a quanto pare nel 1994, diede vita a links.net, basato sulla stessa idea di condivisione di link e indirizzi utili su un tema.

Fino a quel momento, in un primo abbondante decennio di vita del World Wide Web, esistevano già molti esempi di registri online, ormai scomparsi. Era questa la formula iniziale del blog: un embrionale strumento di condivisione di freddi e interminabili elenchi di risorse o appunti. Va anche contestualizzata questa prima conformazione, in quanto dobbiamo pensare che in quella fase non esistevano i potenti motori di ricerca di oggi, quindi poter accedere a queste liste rappresentava una risorsa importante per i primi internauti.

Nell’ottobre 1998 viene fuori Open Diary: la prima vera e propria community online in cui è possibile scambiarsi commenti, e lo spazio personale diventa spazio di confronto orizzontale. Un ulteriore passo avanti nello sviluppo di questo nuovo genere testuale.

Una piccola curiosità: all’inizio del 1999 Peter Merholz propose l’abbreviazione blog, invece del primordiale web-log, sul suo sito peterme.com. Puoi visitarlo ancora oggi, e buttare un occhio alla sua description personale!

Un fenomeno nuovo

Arriviamo così al XXI secolo: il blog smette di essere un semplice elenco di link e inizia a declinarsi nelle diverse vesti. È appena iniziato il 2000 quando un utente, Adam Kontras, pubblica sul suo Blog un testo e un video dedicati alla sua famiglia, per aggiornarli su ciò che sta facendo lontano da casa; solo qualche mese dopo, in Australia, Adrian Miles realizza il primo videoblog, definito poi vlog.

Nel 2001 il fenomeno prende piede anche nel nostro Paese, con i servizi gratuiti di blogging che esplodono in quel periodo: da qui inizia la diversificazione, con i novelli scrittori che usano questi spazi come diari in cui inserire informazioni personali, riflessioni, immagini, video, tutorial. Qui scoppia la rivoluzione, sì tecnologica, ma anche comunicativa, di linguaggio e di costume.

Il celebre magazine Newsweek, nel 2002, predisse un ruolo di primo piano per i blog, visti come un nuovo codice che avrebbe soppiantato i media tradizionali, e in effetti, se Google nel 2003 ci mette lo zampino, un motivo ci sarà: nasce in quell’anno Google AdSense, che abbina ai contenuti le inserzioni pubblicitarie, offrendo così una possibilità di monetizzazione. Da qui viene fuori l’equazione azienda-influencer che vede nel 2007 l’11% dei blogger guadagnare dai propri scritti: la figura del testimonial non riguarda più, da questo momento in poi, solo lo star-system, ma diventa l’aspirazione massima di tanti – anche troppi – adolescenti. Nello stesso anno viene creata anche WordPress, piattaforma ancora esistente e tra le più utilizzate.

Negli stessi anni il blog entra anche negli spazi sacri della comunicazione: il Guardian usa il live blogging durante i Question Time, la BBC per gli eventi sportivi; negli USA Graff è il primo blogger, nel 2005, ad ottenere le credenziali stampa dalla Casa Bianca e nello stesso anno nasce il celebre Huffington Post, che ha già fatto storia.

La crisi superata

Si prospettò un periodo di crisi tra il 2009 e il 2010, anni in cui ci fu il vero boom dei social network: si temeva che Facebook sarebbe diventato l’unica piazza in cui gli utenti avrebbero condiviso i loro pensieri e contenuti, o che il micro-blogging di Twitter potesse minare l’abitudine del long copy. Ma questa deriva non è mai arrivata.

Infatti il blog ha sempre mantenuto una sua identità, una sua vocazione, e si è anzi vestito di ruoli istituzionali: l’editoria ha strizzato l’occhio al nuovo medium, inserendo ad esempio sui siti giornalistici pagine dedicate ai blog personali delle firme più seguite, ma anche le aziende hanno sostituito sempre più i vecchi siti vetrina con siti dinamici, periodicamente aggiornati e basati su questo sistema.

Qui trovi una perfetta infografica di FlowTown sull’evoluzione del Blogger.

Un lieto fine (?)

Quanti blog esistono oggi? Non si hanno stime ufficiali o dati affidabili per rispondere a questa domanda ma bisogna pensare che nel 2007, in uno dei periodi d’oro del diario online, Technorati ne contava circa 70 milioni, e Splinder, una delle prime fortunate piattaforme per blog, nel 2010 dichiarava di ospitarne circa 475.000.

Proprio la figura del blogger e l’importanza che questi spazi para-editoriali hanno acquisito come fonte di informazione – pensiamo anche al caso politico del Movimento 5 Stelle in Italia –  ha portato alla richiesta pressante di vincoli legislativi. Nel 2007  Tim O’Reilly, una personalità di spicco dei nuovi media, propose una sorta di breve codice etico per i blogger in 7 punti:

  1. Sii responsabile delle tue parole e anche dei commenti che escono sul tuo blog;
  2. Specifica il livello di tolleranza per i commenti non opportuni;
  3. Considera l’eliminazione dei commenti anonimi;
  4. Ignora i troll;
  5. Sposta le eventuali conversazioni non idonee fuori dal blog e parla direttamente con l’utente;
  6. Se qualcuno si comporta male online, faglielo notare;
  7. Non dire nulla online che non diresti anche di persona.

Punti validi ancora oggi, utili anche per chi si avvicina alla scrittura online per fini personali o professionali: ma servirebbero anche norme ricalcate su quelle della stampa, visto anche il fenomeno delle fake news?

Sempre nel 2007 il Governo presentò un disegno di legge sulla riforma dell’editoria, in cui veniva stabilito per i blog l’obbligo della registrazione: la postilla non venne accettata dal mondo web, la disputa arrivò in tribunale e in Corte di Cassazione, la quale nel 2011 ha ritenuto ammissibile il sequestro preventivo di un articolo “asseritamente diffamatorio” pubblicato sul blog, ma solo se si tratta di un giornalista professionista. Una riflessione ancora aperta a cui non si è stati in grado di dare risposte concrete e costruttive.

Certo è che l’uso del blog ha portato a una nuova e «continua dialettica fra espressione del sé e relazione sociale in uno spazio pubblico» [1], quindi a un nuovo modo di incontrarsi, confrontarsi e informarsi. E questa rivoluzione sociale e comunicativa avrà ancora tante pagine da scrivere.

Per ora diciamo che “vissero tutti felici e contenti”.

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FONTI

1] Storia sociale del Blog in Italia

Anna Lisa Di Vincenzo

Copywriter freelance, divoratrice di libri e accumulatrice seriale di borse, bottoni vintage e stoffe a pois. Laureata in Scienze dell'Informazione a Parma, specializzata in Informazione Editoria e Giornalismo a Roma con una tesi sul Marketing dell'Editoria, ha fatto del Content Management uno strumento per far emergere la sua anima ottocentesca nel mondo contemporaneo.