fotografia come arte

La fotografia viene ancora spesso vista come una pura rappresentazione della realtà: in verità si tratta dell’esatto contrario, scattare una foto significa raccontare qualcosa. Ripercorriamo insieme il percorso dall’immagine al codice artistico.

Come la fotografia diventò arte

In Italia solo sul finire del ‘900 si è dato un riconoscimento artistico a quello che veniva considerato un semplice mezzo analogico, basato su uno strumento in grado di riprodurre il reale. Da questa nuova consapevolezza sono partite una serie di disposizioni di tutela, conservazione e valorizzazione.

La fotografia nasce da un primo dispositivo ottico, la camera oscura, e passando per l’invenzione non riconosciuta dell’eliotipia, per il dagherrotipo e la colotipia, inizia a diffondersi in modo omogeneo solo nella seconda metà dell’800.

Il cambiamento fu epocale:

  • si rovesciò uno status, quello dei nobili: nella tradizione pittorica solo gli aristocratici potevano ambire al ritratto, mentre con la fotografia diventa una tradizione anche quella di fare ritratti di famiglia, indipendentemente dalla classe sociale;
  • si ebbero le prime immagini di guerra dai campi di battaglia, ad esempio le immagini di Fenton, che ebbero un effetto molto forte sulle coscienze dei cittadini all’epoca della guerra di Crimea;
  • si va alla scoperta del diverso, dell’altro, dell’esotico e di situazioni controverse: a fare storia le immagini degli indiani di America di Curtis, o i reportage di Hine sul lavoro minorile.

Nascono anche in Italia le prime vere e proprie industrie della fotografia, come quella dei Fratelli Alinari di Firenze , che misero in piedi una grande campagna fotografica sui beni culturali in tutta Italia. Ma il ruolo dell’immagine era spesso quello di fermare e racchiudere il reale in un’immagine: l’idea era quella di testimoniare fatti oggettivi.

I primi a opporsi a questo pensiero furono i fotosecessionisti, in America: questi fotografi, nel primo ‘900, si fecero promotori di una concezione della fotografia come arte. Pensavano di poter emulare il linguaggio pittorico, inventando nuovi accorgimenti meccanici, filtri ed effetti stilistici; questa visione venne poi superata con le diverse sperimentazioni, che partirono spesso proprio dalla West Coast, e che mantennero comunque sempre un’idea centrale: quella della dignità della fotografia come linguaggio, messaggio, racconto ed arte.

Il senso della fotografia

Scattare una fotografia significa comunicare, lanciare un messaggio ad altre persone, in questo caso a chiunque guarderà quell’immagine. Si tratta quindi di un codice, governato da regole, tecniche, da una propria grammatica e una specifica sintassi: per questo è necessario imparare questa lingua, i suoi segreti e i suoi dettami, per farsi comprendere e per poter poi rompere gli schemi.

Ma quale messaggio si può dare attraverso una fotografia?

Innanzitutto lo scatto non è mai oggettivo, ma è sempre frutto del punto di vista di un autore: non è mai riproduzione della realtà. Nell’immagine il fotografo racconta sé stesso,  parla di sé, la fotografia non è che uno specchio in cui va a guardarsi: ma lo scatto deve anche, necessariamente, avere un significato.

Si scatta per:

  • raccontare una storia, un territorio, una realtà, un popolo;
  • illustrare ciò che si conosce, mostrare il dettaglio, rendere partecipe l’osservatore di una situazione;
  • per sperimentare e imparare nuove tecniche;
  • conoscere nuove cose, nuovi posti, nuove idee e nuovi progetti.

Come dice Terzani:

Per un vero fotografo una storia non è un indirizzo a cui recarsi con delle macchine sofisticate e filtri giusti. Una storia vuol dire leggere, studiare, prepararsi. Fotografare vuol dire cercare nelle cose quel che uno ha capito con la testa. La grande foto è l’immagine di un’idea.

Per questo quando si parla di fotografia non si definisce mai uno scatto bello o brutto, ma buono o cattivo, e ciò che si valuta è la storia, il racconto, la progettualità: in una parola, il senso dell’immagine.

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Matteo Seduta

Imprenditore, direttore creativo e consulente di produzioni multimediali. Nel 2013 fonda, insieme al suo socio Alan Taronna, la meta-media agency Actomedia srls, in cui, oltre ad essere direttore artistico e responsabile della produzione audio-video, porta avanti il progetto Art’O’Media, nato dalla sua esperienza come artista e organizzatore di eventi artistico-culturali. In Prime Factory ricopre il ruolo di Direttore Creativo, Responsabile della comunicazione e Consulente produzioni multimediali.